L’alba, la strada, il sax
18 ottobre 2009

Salgo su una cabriolet bianca, musica a volume alto, velocimetro sopra le righe.
Non è quanto mi aspettassi, né quel che cercavo.
Arriviamo con molto ritardo ad una festa. Il locale è grande, dispersivo, pretenzioso, fuori città. Entro con due persone dall’accento straniero che parlano di sigari, un’amica ed il suo ragazzo che con l’accento del Sud sproloquia di psicanalisi.
Saluto la festeggiata, poi cerco P.: non è venuta. Ballo per ingannare il tempo, fino a molto tardi. Quando torniamo in macchina già la tangenziale è toccata dall’alba.
Non ho più sonno. Sono troppo annoiata per avere sonno.
Ho risalito le scale di casa arrampicandomi stancamente sui miei tacchi, poi, prima di spegnere le luci, ho fatto una telefonata sbagliata. Ho riagganciato prima di poter ricevere risposta. Avevo dimenticato quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che sono stata felice.
Oggi all’angolo della strada c’è un sax che suona, e mi ricorda quei giorni troppo lontani. Sono anni ormai che fuggo di casa ogni sabato per non ascoltarlo, per non trovarmi braccata da quella musica che sta lì a raccogliere soldi, passanti, ricordi che marciscono nella mia mente.
(Photo by Jozef Bubak, “In Red”)