El lugar de mi alma
26 maggio 2009
Oggi fa caldo e vorrei essere molto leggera. Ho voglia di camminare, anche se l’asfalto si scioglie sotto la suola dei sandali. In Via Merulana ci sono solo l’ombra dei platani ed un traffico indolente.
Da Mas compro un paio di scarpe di tela per un euro. Ascolto le canzoni napoletane in filodiffusione, circondata da donne in sari bellissimi.
Mi fermo in una pasticceria e mangio un dolce con le fragole.
E’ la bella stagione. Bella e prepotente.
C’è afa nei miei pensieri, li sento schiantarsi anche loro sull’asfalto, troppo pesanti. Tutta questa solitudine popolata di sentimenti lontani, di ricordi che si dividono su un mappamondo troppo grande. La luce è così invadente da cancellare anche la linea dell’orizzonte.
Da bambina il pomeriggio in estate giocavo in strada nel mio paese natale, con la bicicletta e le figlie dei vicini di casa. Ci chiamavamo dai balconi appena il sole calava un po’. Scendevo di corsa, ancora accaldata per la giornata di mare.
Il giardino del vicino era una terra straniera, arrivare in fondo all’agrumeto un viaggio da sognare per mesi, in segreto.
A Roma poi, esistevano solo le strade verso cui poteva condurmi la mano di mia madre, e misuravo l’altezza dei palazzi per confronto con le spalle di mio padre.
Era facile non conoscere niente: era l’antidoto alla nostalgia.
Oggi mi sento divisa, un mosaico di tutto ciò che ho lasciato in ogni luogo vissuto, amato, lontano.
Qualcuno mi disse che le persone sono luoghi. C’era qualcosa di vero.
Oggi vorrei essere in una città di mare, piccola, una città senza porte, città di finestre aperte e panni stesi, nel sole e nel vento, come parole gridate. Sogno di ritrovare all’angolo dei vicoli i volti che amo e che ho amato, tutti i ricordi di cui sono rimasta l’unica custode. Sogno un luogo che vive nelle sue strade, nelle piazze, una città di fontane che cantano nel pomeriggio. Città senza telefoni e senza fili, città a misura di voce.
(Foto di Alina Manolache)